08 agosto 2009

La Colica Perfetta

Il privilegio di essere un guru.jpgIn un albergo giapponese...

Alle cinque del mattino mi sono svegliato. L'ho sentita arrivare all'improvviso, come una scossa di terremoto. Ero in una sorta di dormiveglia sofferente, mi pareva di stare male, mi rigiravo nel letto, non capivo fino a che punto stavo male davvero o lo stavo solo sognando, di stare male, poi ho preso la mazzata! La Colica Renale Perfetta. Ho provato un dolore lancinante, acuto, violento, insostenibile, mai sentito un dolore così in tutta la mia vita [...] Mi sono tirato su sperando che da seduto cambiasse qualcosa e invece se possibile il dolore s'è fatto ancora più intenso. Mi pareva di svenire, deglutivo, ansimavo e mi dicevo OK Andrea calmati e intanto sudavo e tremavo e avevo nausea ma non vomitavo [...], e soprattutto non mi calmavo. [...] Muoio, sto tanto male che muoio, non si può stare male così se poi non si muore, ho pensato.

Ho preso il telefono e ho chiamato il portiere che, ovviamente, data l'ora, era quello di riserva e non conosceva una parola di inglese, anzi no, una parola la sapeva, sapeva dire solo <<What?>>

E così, tra i dolori lancinanti, ho preso il mio bel libretto delle frasi fatte e, soffocato dalla sofferenza, ho pigolato la prima frase che mi pareva potesse fare al caso mio:

<<Kibun ga warui desu>>.

<<What?>>, mi ha detto quel deficiente.

<<Come what? Non mi sento bene! Kibun - ga - warui - desu. Lo capisci o no che Kibungawaruidesu stronzo!>>.

<<What?>>.

OK, calma, ho pensato, cerchiamone un'altra. Vediamo un po'... frasi di emergenza: <<Ho la diarrea>>, no, <<Ho mal di denti>> no, <<Sono allergico agli antibiotici>> no, <<Hai il preservativo?>> nemmeno... ecco, <<Aiuto! Chiamate un medico!>>.

<<Ascoltami bene, deficiente, che parlo piano: tasukete! Isha o yonde kudasai! Hai capito o no? TA-SU-KE-TE!>>.

C'è stato un po' di silenzio e poi quello ha detto:

<<Tasukete?>>.

E io, mentre la voce mi si spegneva in gola e un'altra colica mi perforava il rene ho detto:

<<Ecco, sì, bravo, tasukete, hai capito, sì, tasukete tasuke...>>, e sono svenuto.

 

da Il privilegio di essere un guru, di Lorenzo Licalzi

22 aprile 2009

Il Licantropo

Una di quelle storie da raccontare agli amici nelle serate in spiaggia (meglio se con la luna piena), la prova che i latini non erano quei vecchi decrepiti ammuffiti e noiosi che sembrano. E che Stephen King coi suoi racconti da brivido non ha inventato niente di nuovo...

lycanbis2ygoc3.jpg"Il caso volle che il mio padrone fosse partito per Capua a smerciarvi il meglio delle sue cianfrusaglie. Presa al volo l'occasione, convinco un ospite che avevamo in casa ad accompagnarmi fino al quinto miglio. Non per niente era un soldato, forte come un orco. Alziamo le chiappe verso l'ora del canto del gallo. La luna splendeva come il sole a mezzogiorno. Arriviamo a un cimitero: il soldato si mette a farla tra le tombe; io mi siedo canticchiando e conto le tombe. Poi, come torno con lo sguardo al mio compagno, quello è lì che si sveste e depone tutti gli abiti sul ciglio della strada. Non avevo più una goccia di sangue nelle vene, ero più morto che vivo. Lui invece si mise a pisciare attorno agli abiti e all'improvviso diventò un lupo. Badate che non scherzo: non direi una balla per tutto l'oro del mondo. Dunque, come dicevo, dopo che divenne lupo, cominciò a ululare e fuggì nel bosco. Io, sulle prime, non sapevo più dove fossi. Poi mi accostai per raccogliere i suoi vestiti, ma erano diventati di pietra. Sono morto di paura come nessun altro. Tuttavia impugnai la spada e zac zac tirai fendenti alle ombre, finché non arrivai alla cascina della mia amica. Entrai che sembravo un fantasma, per poco non esalai l'anima, col sudore che mi scendeva fino in fondo alla schiena, gli occhi sbarrati: ce ne volle per rimettermi. La mia Melissa, sulle prime, era stupita che andassi in giro così tardi. "Se venivi un po' prima" disse "ci davi almeno una mano, perché un lupo è entrato nel podere e come un macellaio ha sgozzato tutte le pecore. Ma non l'ha fatta franca, anche se è riuscito a svignarsela, perché uno dei nostri schiavi gli ha trafitto il collo con una lancia. A sentir questo, non riuscii più a chiudere occhio, ma a giorno fatto scappai in direzione della casa del nostro padrone Gaio, e dopo che arrivai nel punto in cui i vestiti erano diventati di pietra, non trovai altro che tracce di sangue. Quando poi arrivai a casa, il soldato giaceva sul letto, pesante come un bue, e c'era un medico che gli medicava il collo. Capii che era un lupo mannaro e da allora non fui più capace di dividere un tozzo di pane con lui, nemmeno se mi avessero ammazzato. Padroni gli altri di pensare ciò che vogliono su questa storia, ma io, se mento, che il cielo mi punisca."

da Petronio, Satyricon

Chi è Petronio? Uno scrittore romano vissuto alle corti di Claudio e Nerone. Accusato di complicità nella congiura di Pisone, nel 66 d.C. si suicidò. Raffinatissimo, fu detto Arbitro dell'eleganza. Il Satyricon è un vivacissimo specchio della vita contemporanea.

17 aprile 2009

La Foto Sulla Patente

ligabue1_1_3.jpgFarsi fotografare in primo piano è sempre un casino. Perché si vedono le magagne del tempo. Più che le mille primavere si vedono i settanta, ottanta autunni. E' vero che ti sparano in faccia faroni da mille watt, che poi vieni piallata e, con tutta quella luce, del naso vedi poi solo due buchini, ma non basta. E' vero ancora che si lavora di Photoshop al computer. Se il neo è troppo importante si clicca sopra e si riduce a icona, ma non basta. Si migliora la faccia da babaciu, si taglia e incolla l'orecchia a cerbottana, si assottiglia il collo da cinghiale della Val di Lanzo ma serve a poco. E' proprio il primo piano in sé che è un rischio. Guarda solo che foto abbiamo tutti sulla patente... Non so voi ma io quando mi fermano i vigili più che per la multa sto male all'idea che vedano la foto. Sulla foto della patente di solito gli uomini sembrano o brigatisti anni Settanta o seminaristi cacciati per inclinazioni omosessuali. Le donne, prostitute kabuki o mocie vileda. Io nella foto della patente ho diciotto anni e sembro la nonna della Montalcini; il mio boy il cugino di Gianduia.

da Luciana Littizzetto, La Jolanda furiosa