L’Eroina Dell’Orrore

Ho un desiderio. Profondo. Almeno una volta nella vita poter vedere un film dell’orrore in cui l’eroina non sia una demente. Non dico un horror interpretato da Rita Levi Montalcini, mi accontento di un film in cui la protagonista non ragioni come un celenterato. In una pellicola classica il mostro assassino comincia a perseguitare la disgraziata dopo pochi secondi. E noi, senza essere discepoli di Lombroso, lo identifichiamo già dal primo fotogramma. Lei invece, l’ottusangola, non se ne accorge. E dire che non è difficilissimo. Il maniaco, combinazione, ha tre mani, le sopracciglia cespugliose come il Parco della Rimembranza, due canini esagerati e quasi sempre insanguinati, ha amici licantropi e sviene tutte le volte che sente pronunciare il nome Maria. La protagonista ovviamente si chiama Maria. Che te lo dico a fa’.

È passata mezz’ora e la scimunita, ignorando in che guaio si stia cacciando, accoglie con fervore lo psicopatico in casa, a braccia aperte. «Ma fermati a cena che faccio la pizza…» «Perché non vieni alle nozze di diamante di mia prozia…? «Porta pure mia figlia di sei anni al catechismo.» Intanto gli indizi terrificanti si moltiplicano: quando passa il maniaco il cactus perde le spine, il persiano comincia ad abbaiare, si ferma la pendola e i tappeti volano. Al novantesimo minuto scovano la colf strangolata con le mutande a brandelli. La sciagurata, esalando l’ultimo respiro, ha pronunciato una sillaba: ERN. Notare che il maniaco si chiama Ernesto. Niente. Tutti pensano che sia perché la vittima è morta per un attacco d’ernia. L’unica che ha capito l’antifona e che possiede almeno un cucchiaino di cervello è Priscilla, la cugina da parte di madre, che purtroppo è muta.

Nel frattempo l’eroina, invece di togliersi le ragnatele che le imbozzolano i neuroni, trasloca in una villa isolata nel bosco, con le pareti di vetro e le porte senza serratura. Il maniaco intanto non perde tempo. Ha il suo bel da fare a impiccare il cocker all’altalena, cucinare i bengalini con la polenta e appendere la suocera al parafulmine. A questo punto la protagonista ha un lieve sentore. C’è qualcosa che non va. E a chi confida i suoi sospetti? Ma naturalmente all’assassino. E quale luogo sceglie? Tendenzialmente l’orlo di un burrone, l’ultimo piano di un grattacielo senza balaustra o la riva di un fiume infestato dai piranha. L’importante è che da qualche parte ci sia almeno un’ascia. Altrimenti non ne vale neanche la pena.

da La principessa sul pisello, di Luciana Littizzetto

L’Eroina Dell’Orroreultima modifica: 2007-10-06T13:05:00+02:00da mirrh
Reposta per primo quest’articolo

Un pensiero su “L’Eroina Dell’Orrore

Lascia un commento